Ausl Bologna punta sulla retention per combattere la carenza infermieristica
Bologna ha messo a fuoco il problema vero: non basta assumere, bisogna trattenere chi c’è. L’Ausl locale ha identificato nella stabilizzazione del personale infermieristico una priorità strategica davanti alla cronica scarsità di organico che affligge reparti e pronto soccorso. Non è una novità che le strutture pubbliche perdono infermieri verso il privato o verso l’estero, ma qui si sta provando a invertire la tendenza agendo sulle cause reali: stipendi bloccati, carichi di lavoro insostenibili, prospettive professionali poco attrattive.
La mossa di Bologna tocca questioni concrete: migliorare le condizioni contrattuali, ridare respiro ai turni massacranti, creare percorsi di carriera visibili. Sono misure che costano, certo, ma meno che assumere e formare nuovo personale ogni sei mesi. Quando un infermiere se ne va dopo tre anni, perdi la competenza clinica che aveva costruito, devi ricominciare da zero con tirocinanti e neolaureati. Gli ospedali non possono permettersi questo turnover.
Cosa cambia per te
Se lavori in Ausl Bologna, questa priorità della dirigenza dovrebbe tradursi in negoziazioni sindacali più serie sui contratti e sulla redistribuzione dei carichi. Tieni d’occhio gli accordi che usciranno: nuove fasce di stipendio, riconoscimento di anzianità, incentivi per chi resta anziché promesse vuote. Non è carità, è business per loro.
Più in generale, se lavori altrove: questo movimento in avanti di Bologna manda un messaggio alle altre aziende sanitarie. Se il tuo ospedale non inizia a pensare seriamente alla retention, rischia di diventare un vivaio di stagisti perennemente in ricambio. La carenza di infermieri non si risolve solo assumendo: si risolve facendo restare quelli bravi.
Fonte originale: Nurse24
Note di Fabrizio Devito
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Fabrizio Devito — Infermiere
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