Violenza in psichiatria: quando il paziente diventa aggressivo
Gli episodi di aggressione fisica contro il personale sanitario in reparti psichiatrici rimangono una realtà quotidiana che molti di noi affrontano senza clamore. L’accaduto al Sant’Anna di Como non è un caso isolato: infermieri ricevono colpi, pugni e calci da pazienti in stato di alterazione, spesso durante momenti critici della degenza. Chi lavora in questi reparti sa bene che il rischio esiste e che le conseguenze vanno oltre il trauma fisico immediato.
La sfida maggiore sta nel distinguere l’aggressione come espressione di un sintomo dalla responsabilità personale del paziente. Un paziente in crisi acuta non ragiona come uno in stato lucido, ma questo non cancella il dolore e la paura di chi riceve i colpi. Occorre gestire la situazione senza criminalizzare il paziente, mantenendo al contempo i limiti della sicurezza personale e della dignità professionale.
Cosa cambia per te
Innanzitutto, devi sapere che non sei solo. Se subisci un’aggressione, registrala correttamente: fai un rapporto scritto, segnala all’infermiere coordinatore e, se necessario, al medico. Fotografie dei traumi, certificati medici e denunce non sono “esagerazioni”—sono la tua protezione legale e il modo per rendere visibile un problema che spesso rimane silenzioso.
Secondo, rivendica la prevenzione. Chiedi formazione specifica su de-escalation e gestione del comportamento aggressivo. Assicurati che il reparto abbia protocolli chiari, percorsi di fuga pianificati e, dove possibile, sistemi di allarme funzionanti. La tua sicurezza è una responsabilità dell’ospedale, non una tua debolezza.
Fonte originale: Nurse Times
Note di Fabrizio Devito
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Fabrizio Devito — Infermiere
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