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Linee Guida sulla Dimissione Protetta: Pianificazione e Continuità Assistenziale

Cos'è la dimissione protetta: a chi si applica, come si pianifica, ruolo infermieristico nella valutazione del bisogno, raccordo con le cure territoriali, lettera di dimissione infermieristica e follow-up.

Fabrizio Devito — Infermiere

La dimissione ospedaliera non è la fine del percorso di cura: è una transizione. Quando avviene senza pianificazione adeguata, produce il fenomeno del “rimbalzo ospedaliero” (hospital readmission): il 15-25% dei pazienti viene riospedalizzato entro 30 giorni da una dimissione non pianificata. La dimissione protetta è il processo strutturato che previene questo fenomeno.


Definizione

La dimissione protetta (o pianificata/programmata) è il processo mediante il quale l’équipe ospedaliera identifica precocemente i bisogni assistenziali del paziente al momento del rientro a domicilio o del trasferimento in struttura residenziale, e attiva le risorse territoriali necessarie prima della dimissione.


Chi ha diritto alla dimissione protetta

Non è riservata a una categoria specifica. I pazienti che beneficiano maggiormente:

  • Anziani fragili con multimorbidità (diabete + scompenso + BPCO)
  • Pazienti con nuova dipendenza assistenziale post-evento acuto (stroke, frattura di femore, intervento maggiore)
  • Pazienti con nuove tecnologie a domicilio (ossigenoterapia, nutrizione enterale, catetere a lungo termine)
  • Pazienti con caregiver inadeguato o assente
  • Pazienti con bassa aderenza terapeutica nota

Il processo di pianificazione: chi fa cosa

Valutazione del bisogno (entro 24-48h dall’ammissione): L’infermiere identifica i pazienti a rischio di dimissione difficile con strumenti come:

  • BRASS (Blaylock Risk Assessment Screening Score)
  • LACE Index (Length of stay, Acuity, Charlson comorbidities, Emergency visits)

Valutazione multidimensionale:

  • Infermiere: autonomia nelle ADL (Barthel Index), capacità di gestione farmaci, presenza di presidi da gestire, risorse caregiver
  • Medico: prognosi, terapia a domicilio, follow-up necessario
  • Assistente sociale (se disponibile): risorse familiari, situazione abitativa, accesso ai servizi
  • Fisioterapista: bisogno di riabilitazione, ausili

Raccordo con il territorio:

  • Segnalazione al medico di medicina generale (MMG) per presa in carico
  • Attivazione dell’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) se necessaria
  • Segnalazione alla centrale operativa distrettuale per valutazione UVG (Unità di Valutazione Geriatrica) se indicato

La lettera di dimissione infermieristica

La lettera (o relazione) infermieristica di dimissione trasmette le informazioni clinico-assistenziali all’infermiere che prenderà in carico il paziente (cure domiciliari, RSA, struttura riabilitativa). Include:

  • Diagnosi infermieristiche attive al momento della dimissione
  • Presidi in uso (CVC, catetere vescicale, SNG, stomia, LdP)
  • Stato funzionale (Barthel, Braden)
  • Piano di cura attivo: medicazioni, monitoraggi, terapia infusionale
  • Educazione terapeutica completata e non completata
  • Aspetti critici da sorvegliare nel primo periodo post-dimissione

Educazione al paziente e al caregiver

Prima della dimissione il paziente (o il caregiver) deve dimostrare competenza in:

  • Gestione dei farmaci (orari, dosi, cosa fare in caso di dimenticanza)
  • Gestione dei presidi (medicazioni, catetere, stomia, PEG — secondo il caso)
  • Quando contattare il MMG o tornare al pronto soccorso (criteri di allarme)

Non basta “aver spiegato”: verifica la comprensione con il teach-back (“può dirmi lei come deve fare per…?”).


Indicatori di qualità della dimissione protetta

  • Tasso di riospedalizzazione a 30 giorni
  • Completamento della trasmissione della lettera infermieristica prima della dimissione
  • Attivazione ADI entro 48-72 ore dalla dimissione per pazienti con bisogni complessi
  • Soddisfazione del paziente/caregiver (questionari post-dimissione)

Note di Fabrizio Devito

La dimissione “frettolosa” è spesso il risultato di pressioni sui posti letto, non di una valutazione clinica. Il paziente con il femore operato che torna a casa da solo con una scala a chiocciola e nessun follow-up infermieristico organizzato è una riospedalizzazione quasi certa nel giro di 2-3 settimane. Pianificare la dimissione dal primo giorno non è utopia: è prevenzione secondaria.

Fabrizio Devito — Infermiere

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