L’infermiere lavora ogni giorno a contatto con sangue, fluidi corporei, aerosol e agenti patogeni. Questo rischio non è solo una questione di sicurezza: è anche riconosciuto economicamente dal contratto con un’indennità specifica.
Si chiama indennità di rischio biologico (o RIA — Rischio Infettivo e Ambientale), ed è un compenso che spetta a tutto il personale sanitario esposto per motivi di lavoro ad agenti biologici classificati a rischio. Eppure in molte realtà ospedaliere non viene erogata correttamente o non viene comunicata al personale.
Cos’è e dove è prevista
L’indennità di rischio biologico è disciplinata dall’art. 63 del CCNL Comparto Sanità 2019-2021 e dai precedenti CCNL che si sono succeduti. È un compenso aggiuntivo rispetto allo stipendio tabellare, dovuto per l’esposizione ad agenti biologici nel corso dell’attività lavorativa.
Il riferimento normativo di base è il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza), Titolo X, che classifica gli agenti biologici in 4 gruppi in base al rischio per la salute:
| Gruppo | Livello rischio | Esempi |
|---|---|---|
| 1 | Basso — improbabile causa di malattia | Flora saprofita |
| 2 | Può causare malattia — bassa pericolosità | Salmonella, epatite A |
| 3 | Può causare malattia grave — rischio diffusione | HBV, HCV, HIV, TBC, SARS-CoV-2 |
| 4 | Causa malattia grave — elevato rischio — nessuna terapia | Ebola, Marburg |
Gli infermieri operano quotidianamente con agenti di gruppo 2 e 3. È su questa esposizione che si fonda il diritto all’indennità.
A chi spetta
L’indennità spetta a tutto il personale che svolge mansioni con esposizione continuativa e documentabile ad agenti biologici. In pratica:
Hanno diritto diretto:
- Infermieri di area medica, chirurgica, oncologica
- Infermieri di pronto soccorso e terapia intensiva
- Infermieri di sala operatoria
- Infermieri di dialisi
- Infermieri di malattie infettive
- Personale di laboratorio analisi
- Personale di anatomia patologica
Possono avere diritto, ma dipende dalla valutazione del rischio aziendale:
- Infermieri di medicina riabilitativa
- Infermieri domiciliari (ADI)
- Infermieri di psichiatria (esposizione indiretta)
Il discrimine pratico: il Medico Competente aziendale deve redigere il documento di valutazione del rischio biologico (DVR) per reparto. Se il tuo reparto è classificato a rischio biologico nel DVR, hai diritto all’indennità.
Importo e modalità di pagamento
Il CCNL 2019-2021 non fissa un importo unico nazionale per il rischio biologico in senso stretto — la componente “rischio” è spesso inclusa nella Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA) o nella retribuzione di posizione, oppure definita a livello di contrattazione integrativa aziendale.
Quello che esiste a livello contrattuale nazionale è:
- Indennità di rischio radiologico — importo fisso per chi opera con radiazioni ionizzanti
- Indennità per mansioni disagiate o a rischio — disciplinata dall’art. 63 CCNL, importo definito per accordo integrativo
Nella pratica aziendale, l’importo mensile per il rischio biologico varia tra € 50 e € 150 lordi a seconda dell’accordo decentrato della tua ASL/AO.
Come sapere se la tua azienda la paga
- Controlla la busta paga — cerca voci come “Ind. rischio biologico”, “RIA rischio infettivo”, “Ind. lavori rischiosi”, “Ind. art. 63”
- Chiedi all’ufficio personale una specifica del trattamento economico del tuo profilo
- Leggi il contratto integrativo aziendale — disponibile sul sito della tua ASL o richiedibile al sindacato interno. Lì trovi gli importi definiti per ogni reparto
Cosa fare se non la ricevi
Passo 1: Verifica che il tuo reparto sia incluso nel DVR come area a rischio biologico. Puoi chiederlo al Medico Competente o al RLS aziendale.
Passo 2: Chiedi all’ufficio del personale se il tuo profilo è compreso tra quelli beneficiari secondo il contratto integrativo aziendale.
Passo 3: Se il reparto è classificato a rischio e il contratto integrativo prevede l’indennità ma non ti viene erogata, presenta una richiesta scritta (PEC o raccomandata A/R) citando l’art. 63 CCNL 2019-2021 e il contratto integrativo.
Passo 4: Coinvolgi la RSU o il sindacato di categoria. Questa è una delle vertenze più comuni in ambito previdenziale-contrattuale e i sindacati la trattano con frequenza.
Rischio biologico e infortunio: il collegamento
Esporre regolarmente il lavoratore ad agenti biologici di gruppo 2 e 3 senza adeguate misure protettive (DPI, protocolli, sorveglianza sanitaria) costituisce violazione del D.Lgs. 81/2008. In caso di infezione contratta nell’esercizio della mansione, si configura infortunio sul lavoro o malattia professionale — con relativo indennizzo INAIL.
Se hai contratto HBV, HCV o TBC durante l’attività lavorativa e non hai ancora aperto una pratica INAIL, parlane con il Medico Competente o con un patronato.
Note di Fabrizio
Il rischio biologico è il rischio più concreto e quotidiano nella vita di un infermiere. La siringhetta usata che rimbalza, il paziente positivo all’HCV al triage, il prelievo di sangue da paziente HIV-positivo — non sono eventualità rare. Sono il lavoro di ogni giorno.
Che questa esposizione venga riconosciuta in busta paga è il minimo. Ma la questione più importante è un’altra: il DVR del tuo reparto è aggiornato? I DPI sono disponibili e adeguati? La sorveglianza sanitaria è attiva?
Se la risposta a una di queste domande è no, il problema non è solo economico. Segnalalo al RLS e al Medico Competente in forma scritta. Hai tutto il diritto — e la tutela legale — per farlo.
Fabrizio Devito — Infermiere
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