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Inserimento Catetere Venoso Periferico: Tecnica e Gestione

Guida pratica all'inserimento del CVP: materiali, scelta della vena, tecnica di venipuntura, fissaggio e sorveglianza. Con le indicazioni per prevenire flebitie e infiltrazioni.

Fabrizio Devito — Infermiere

Il catetere venoso periferico (CVP) è il presidio più usato in ambito ospedaliero. Ogni giorno in Italia vengono posizionati centinaia di migliaia di agocannule. La tecnica corretta riduce il dolore del paziente, prolunga la vita dell’accesso e previene complicanze evitabili.


Materiali necessari

Prima di avvicinarti al paziente prepara tutto:

  • Agocannula della misura appropriata (18G per trasfusioni, 20-22G per terapia standard, 24G per vene fragili)
  • Laccio emostatico
  • Disinfettante a base alcolica (clorexidina 2% o alcol isopropilico 70%)
  • Garze sterili
  • Medicazione trasparente semipermeabile (TSM)
  • Cerotto di fissaggio supplementare
  • Guanti non sterili (la procedura non è sterile, ma asettica)
  • Deflussore o tappo needlefree
  • Soluzione fisiologica per flush

Scelta del sito

Privilegia nell’ordine:

  1. Avambraccio (vene cefalica, basilica, mediana) — sito di prima scelta
  2. Dorso della mano — second choice, più doloroso e soggetto a infiltrazione
  3. Fossa antecubitale — evita se possibile: mobilità articolare limita la durata e aumenta il rischio di occlusione

Evita sempre: arto con linfedema, con fistola arterovenosa, con esiti di mastectomia ipsilaterale, vene sclerotiche, siti con ematomi o infezione attiva.


Tecnica di inserimento

  1. Igiene delle mani — frizione alcolica prima di indossare i guanti
  2. Posizionamento del laccio — 10-15 cm sopra il sito previsto; non lasciarlo in sede più di 2 minuti
  3. Selezione della vena — palpazione con dito indice, non con più dita; la vena deve essere elastica, rettilinea, sufficientemente calibrosa
  4. Disinfezione — applica il disinfettante con movimento circolare dal centro verso la periferia; attendi il tempo di azione (almeno 30 secondi per la clorexidina)
  5. Inserimento — bisella in alto, angolo 15-30° rispetto alla cute, avanzamento lento; attendi il refluo ematico nel flash chamber
  6. Scivolamento della cannula — abbassa l’angolo, avanza la cannula nel lume venoso mentre ritrai lo stiletto contemporaneamente di qualche millimetro
  7. Rimozione del laccio — prima di rimuovere completamente lo stiletto
  8. Connessione — collega il deflussore o il tappo; flush con 5-10 ml di soluzione fisiologica per verificare la pervietà
  9. Fissaggio — medicazione TSM centrata sull’inserzione; non coprire il sito con cerotti opachi

Documentazione

Registra nella documentazione infermieristica:

  • Data e ora di inserimento
  • Calibro e lunghezza dell’agocannula
  • Sito anatomico preciso (es. “vena cefalica, terzo medio avambraccio sinistro”)
  • Numero di tentativi
  • Firma dell’operatore

Sorveglianza e durata

Le linee guida CDC non prevedono una sostituzione programmata ogni 72-96 ore se il sito è asintomatico. La sostituzione va effettuata quando compare:

  • Flebite (eritema, calore, edema, dolore, cordone venoso palpabile)
  • Infiltrazione (gonfiore, cute fredda, flusso rallentato)
  • Infezione (eritema > 2 cm, secrezione, febbre)
  • Ostruzione resistente al flush

Valuta il sito almeno ogni 8 ore (ogni turno) e documenta la valutazione con la scala VIP (Visual Infusion Phlebitis Score).


Errori frequenti da evitare

  • Flush insufficiente dopo la somministrazione: residui di farmaco nella cannula accelerano la flebite chimica
  • Cerotto a farfalla sopra il sito: impedisce la visualizzazione e ritarda il riconoscimento della complicanza
  • Laccio lasciato troppo a lungo: compromette la vena e causa ematoma
  • Sito non documentato: rende impossibile la sorveglianza da parte degli altri infermieri del turno

Note di Fabrizio Devito

Il CVP è una procedura che gli infermieri fanno centinaia di volte. Il rischio è che la ripetizione produca automatismo e riduca l’attenzione alla sorveglianza. La complicanza più prevenibile non è il mancato inserimento al primo tentativo: è la flebite che nessuno ha identificato per 12 ore perché il sito era coperto o non valutato.

Fabrizio Devito — Infermiere

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